Elezioni europee 2009: intervista a Patrizia Colosio
Il 6 e il 7 giugno 2009 si voterà per le elezioni europee. Gaywave ha intervistato la candidata alle elezioni Patrizia Colosio, che è una delle candidate gay-friendly di quest’anno.
Cosa si aspetta da questa votazione? Che risultati crede potrà raggiungere, insieme alla sua lista?
- Spero vivamente che la lista di cui faccio parte Rifondazione-Comunisti Italiani riesca a superare lo sbarramento del 4%.
Come è nata l’idea della sua candidatura? E quale è il suo programma?
- Come ho scritto nella lettera aperta in cui accettavo la candidatura che si può leggere su www.listalesbica.it, ho deciso di scendere in campo perché ho sentito molta gente a sinistra decisa a “saltare un giro” cioè a non votare. Avevo sottoscritto la proposta di Rossana Rossanda per una lista unica della sinistra ma poi non se n’è fatto nulla. Credo che la cosa più difficile sia convincere la gente a votare. Io ho sempre lavorato nel movimento, ho fondato nel ‘94 un gruppo lesbico nella mia città e adesso sono presidente dell’Associazione Lista Lesbica Italiana. Sono da sempre allergica ai modi e ai tempi della politica partitica ma poi ho letto il documento che il nuovo coordinamento lgbt di Rifondazione ha scritto, Corpo Libero, e mi ci sono ritrovata: ripartire dai nostri corpi, dai nostri desideri, dalla precarietà delle nostre vite per costruire solidarietà incrociate insieme a coloro che, come noi, non raggiungono la soglia dell’umano.
Sono convinta che le nostre sacrosante istanze “potranno trovare piena cittadinanza e possibilità di sbocco solo se sapranno collegarsi a tutte le lotte libertarie relative alle politiche dei corpi (delle donne, dei migranti, dei lavoratori, sulla fecondazione assistita, il testamento biologico, la contraccezione, ..)”.
L’Europa sembra così lontana vista dalla nostra Italietta, eppure in tema di diritti universali l’Unione Europea ha finora garantito un valido baluardo alla deriva del nostro paese: lo dimostrano le continue sollecitazioni affinché si legiferi sul rispetto e sui diritti della persone omosessuali, la condanna di comportamenti razzisti verso i Rom e migranti, la recente votazione del Parlamento Europeo contro la decisione dei governi dei paesi membri di portare a 65 ore la settimana lavorativa.
Nel marzo 2009 l’ultima relazione dell’agenzia per i diritti fondamentali dell’UE ha stigmatizzato alcuni paesi membri, tra cui l’Italia, per la persistente omofobia.
Per quanto mi riguarda ho sottoscritto i 10 punti proposti ai candidati da Ilga Europe che prevedono tra l’altro l’adozione di una legislazione ambiziosa in materia di parità di trattamento, la lotta all’omofobia e alla transfobia, la promozione di un concetto inclusivo di famiglia, un impegno esplicito e continuativo dell’UE sui diritti fondamentali.
Qualche settimana fa proprio nella sua città, Brescia, una coppia omosessuale aveva bisogno di un semplice certificato di “Stato di famiglia”. Per ottenerlo però ha dovuto mobilitare l’Arcigay. Se vi fosse una regolamentazione a livello europeo e vincolante per ogni Paese appartenente alla comunità, questo non accadrebbe. Perché secondo lei non è ancora stato fatto nulla in tal senso?
- Per fortuna in provincia le cose vanno un po’ meglio ed io e la mia compagna da molti anni siamo iscritte nello stesso stato di famiglia. Sicuramente se fosse possibile rafforzare il potere delle istituzioni europee anche in Italia avremmo delle ricadute positive.
Cosa sta facendo concretamente l’Italia per aiutare coloro che –in altri Paesi del mondo- vanno incontro alla pena di morte o a torture a causa del proprio orientamento sessuale?
- Che io sappia nulla. Del resto finché il governo continuerà a seguire i diktat del Vaticano che come sappiamo si è opposto alla risoluzione dell’ONU su questa materia, non vedo nessuno spiraglio.
Quanto si dovrà ancora aspettare per poter avere anche in Italia una legge che consenta il matrimonio tra persone dello stesso sesso?E perché la gente ne ha così tanto timore?
- In realtà la gente è più avanti di chi la governa come dimostrano i diversi sondaggi, ma c’è anche una tale carenza di laicità che dobbiamo guardare a Fini come un faro: è davvero il colmo.
Pochi giorni fa a Genova si è svolta una presentazione di libri di favole a tematica omosessuale. Solo quattro bambini però erano presenti all’incontro. Secondo lei perché?
- La mia amica Rosi direbbe “l’omofobia interiorizzata“, la paura della diversità.
Come si possono sconfiggere i pregiudizi e i preconcetti nei confronti dell’omosessualità? In teoria bisognerebbe cambiare tutto a partire dalla base … i nostri bambini. Ma anche qui si presentano degli ostacoli. Cosa fare?
- Il campo dell’educazione è davvero fondamentale; nel ’98 e nel ’99 ho collaborato come formatrice con Azione gay e lesbica al progetto Daphne promosso per combattere la violenza contro i giovani gay e lesbiche e mi sono occupata in particolare del lavoro con gli insegnanti. Ed e’ anche per questo che curo sul portale www.listalesbica.it una rubrica, La biblioteca segreta, dedicata ai libri per bambini e giovani adulti relativi all’identità di genere. Ormai anche in Italia ne abbiamo di bellissimi.
Immagino che lei porterà avanti i problemi della comunità lgbt, (omofobia, discriminazione sessuale, mobbing sul lavoro, unione civile …) che fin troppo spesso vengono ignorati dalla politica italiana. Perchè in Italia il problema non viene mai sollevato in modo concreto, mentre altre questioni di eguale importanza hanno tutto lo spazio mediatico che meritano?
- Forse dobbiamo assumerci in prima persona questo compito; in famiglia nei luoghi di lavoro ovunque. È importante che gli altri imparino a vederci come persone per superare le loro paure.
Non possiamo delegare ad altri, pochi e sempre i soliti, la nostra rappresentanza o aspettare che qualcosa cambi sedendo nei salotti buoni. Io vivo la mia candidatura come l’assunzione di responsabilità rispetto alla comunità e infatti in questo periodo ho un sacco di incontri, confronti, scambi, e devo dire che mi sento molto sostenuta.
In quali circoscrizioni è possibile votarla? Quale messaggio vuole dare alle tante persone ancora indecise sulla preferenza per queste elezioni europee?
- Nel Nord Ovest: Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta. “Non votare contro la tua dignità” è l’appello della Rete Agatergon a non votare liste e candidati omofobi o sessisti; già questo sarebbe una bella vittoria per il nostro movimento.
Auguriamo alla Colosio di ottenere i risultati che la porteranno al Parlamento Europeo, e soprattutto ci auguriamo che la sua presenza in questo ambito possa portare qualche cambiamento anche nel modo in cui l’Italia vive il tema dell’omosessualità.
Immagini tratte da:
www.vigodarzerenet.it
www.nellomusumeci.it
www.varesepolitica.it













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