Google lancia ‘Legalize love’ per i gay e le famiglie ultracattoliche insorgono

Il rapporto di Google con il mondo gay, dopo Legalize love, pare sempre più ambiguo. Nel corso del tempo, infatti, il team che lavora al conosciutissimo motore di ricerca ha più volte censurato parole appartenenti al mondo omosessuale, perché considerate hot, anche quando di spinto avevano ben poco (provate a cercare ‘coppie lesbo‘ e scoprirete che dopo la parola ‘lesbo‘ Google non vi suggerirà altri termini, proprio perché è questo il comportamento che adotta quando nel suo database una parola è classificata come ‘inappropriata’). Perché definire questo rapporto ‘ambiguo’ e non ‘pessimo’, allora? La risposta sta proprio nell’ultima trovata del team, la già citata Legalize love: Google ha intenzione di sostenere i matrimoni gay (e non solo) a tutti i costi, anche in quegli stati in cui non sono stati ancora approvati (si pensi all’Italia, esempio di Paese all’avanguardia solo su carta, dove, a differenza di quasi tutta l’Europa, non è stata ancora varata una legge a tutela delle coppie di fatto).
La campagna che la società di Mountain View ha lanciato il 7 luglio si chiama ‘Legalize Love’ e per ora interessa soltanto Singapore e la Polonia; l’idea, comunque, è quella di estendere questa iniziativa di sensibilizzazione a tutti gli stati.
‘Vogliamo – ha spiegato la compagnia – che i nostri dipendenti gay, lesbiche e transessuali possano avere fuori dell’ufficio la stessa esperienza che hanno dentro. Si tratta, ovviamente, di un progetto molto ambizioso. [...] Singapore, ad esempio, vuole essere un centro finanziario globale e un leader mondiale e noi possiamo fare pressioni sul fatto che un centro globale e un leader mondiale debba trattare le persone tutte allo stesso modo, indifferentemente dal loro orientamento sessuale‘.
Legalize Love sarà inizialmente indirizzata alle società in cui l’omofobia è imperante; successivamente – ha spiegato il dirigente Mark Palmer-Edgecumbe, durante l’ultimo Global LGBT Workplace Summit di Londra – interesserà anche quei paesi che, pur non essendo omofobi, non tutelano ancora al meglio i diritti e i doveri di gay, lesbiche e transessuali.
Il progetto, pur essendo molto ambizioso, non si perderà nei meandri dell”idealismo’ e poggerà su basi concrete: Google ha intenzione di stringere alleanze strategiche con le organizzazioni attiviste locali, per dare rilevanza mediatica in televisione e sul web in generale a questioni di grande interesse sociale; il team, inoltre, sembra assolutamente intenzionato a innalzare grandi barriere nei confronti di aziende, agenti ed enti istituzionali palesemente omofobi. Chi dovrà lavorare con la squadra, insomma, dovrà dimostrare di non essere intollerante e di non discriminare sul lavoro gli omosessuali e non solo.
L’American Family Association boicotta Google con tutte le sue forze

Inutile dirvi che questa iniziativa, essendo stata lanciata da un colosso così importante, e avendo ricevuto il plauso di molte organizzazioni LGBT, potrebbe raggiungere risultati che la politica dei singoli stati non è ancora riuscita a ottenere finora, e non stiamo di certo qui a spiegarvi il perché, essendo, purtroppo, noto a tutti (soprattutto dopo la figuraccia che il Partito Democratico ha fatto, rispetto ai matrimoni gay e alle coppie di fatto, a causa di quelli che Grillo ha definito, non sbagliando, degli ‘imbalsamati’).
A seguito di quanto dichiarato da Google, le reazioni non sono state soltanto positive, e quelle dell’American Family Association ne sono un esempio. Questa associazione è nata nel 1977 per mano del reverendo Donald Wildmon con il nome di ‘National Federation for Decency‘ e ha la sua sede a Tupelo, nel Mississippi. Organizzazione non-profit che promuove i valori cristiani, quella di Wildmon è una istituzione che da sempre combatte contro i matrimoni tra persone dello stesso sesso, la pornografia e l’aborto; in questa occasione, quindi, le sue posizioni non potevano che essere drastiche (anche se poco influenti, considerando il colosso aziendale contro il quale si sono schierati).
Già in passato, l’associazione si è distinta per una guerra senza esclusione di colpi al team che gestisce il noto motore di ricerca; oggi, tutto si ripete, ma in modo decisamente più forte: l’American Family Association ha intenzione di evitare tutto ciò che ha a che fare con Google, anche i prodotti quotidiani dell’azienda (dal cellulare Android a Gmail); come se non bastasse, ha invitato tutti coloro che fanno parte del gruppo a boicottare qualsiasi iniziativa dell’azienda: il dissenso, insomma, deve essere evidente e deve recare danno.
Il motivo di cotanto astio nei confronti di una iniziativa stupenda pare davvero inspiegabile: il matrimonio gay non oscura né getta fango su quello etero; né le coppie di fatto possono, in alcun modo, danneggiare l’istituzione della famiglia. Se il mondo cambia e lo stato non è in grado di stare al passo coi tempi – pur essendo questa una tra le sue funzioni primarie -, prese di posizione così innovative e intelligenti dovrebbero essere sostenute da tutti, coinvolgendo le rivendicazioni sacrosante di ogni individuo ad avere i diritti che a tutti gli altri vengono già concessi, per il fatto di essere cittadini.
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Mar 17/07/2012 da MIK













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