Marco Alemanno e Dalla, tra parenti sciacalli e indignazione: ‘Serve una legge’ [FOTO]

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Marco Alemanno, il fidanzato di Lucio Dalla, al funerale del compagno

Quella di Lucio Dalla e Marco Alemanno, dopo la morte improvvisa del cantautore, sembra essere diventata la classica storia d’amore: contrastata in vita e dopo la vita, nonostante il primo abbia fatto di tutto per tenerla al riparo dai pettegolezzi. Chi conosce Lucio, infatti, sa che non avrebbe mai voluto che tutto questo si sapesse, non tanto perché ‘represso’ – così come lo ha definito Aldo Busi pochi giorni dopo la morte – quanto perché fortemente convinto del fatto che non bisognasse obbligatoriamente dichiarare alla società intera il proprio orientamento. Pur non avendo mai confermato la loro relazione, Marco, durante una intervista rilasciata al quotidiano Il Corriere della Sera, ha dato per scontato che la loro storia fosse risaputa e si è lasciato andare a una confessione piuttosto lunga sull’eredità del cantautore e, soprattutto, sul cattivo rapporto con i familiari. Se la seconda questione non arriverà mai a un chiarimento, alla prima, invece, è stato messo un punto proprio oggi. Dopo accurate indagini, infatti, è stato accertato che Alemanno non ha diritto all’eredità di Lucio.

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A spiegarlo è stato proprio l’avvocato di Dalla, Eugenio D’Andrea, che, intervistato da Adnkronos, ha comunicato i risultati dell’inventario condotto dal commercialista Massimo Gambini in modo chiaro:

Non sono stupito, si era capito da tempo ormai che non esisteva alcun testamento‘.

I beni andranno ai parenti, insomma, e questi – se dovessero dimostrarsi rispettosi nei confronti della volontà di Lucio – non faranno altro che destinare tali risorse al progetto della fondazione dei giovani talenti:

Da quello che so – ha spiegato l’avvocato – gli eredi intendono rispettare le volontà di Lucio, ma ovviamente ogni decisione sul patrimonio economico è rimessa pienamente nelle loro mani‘.

Può sembrare che Eugenio D’Andrea sia schierato a favore degli ereditieri, ma a una lettura più attenta si capisce benissimo che, pur avendolo previsto, il risultato dell’inventario non gli è piaciuto affatto:

Io credo – ha proseguito – che la Fondazione si farà ma se posso permettermi un’osservazione, credo che nella struttura dovrebbero esserci le persone che sono state vicine a Lucio e al suo lavoro in tutti questi anni. Non è una questione di frequentazione, ma di conoscenza. La Fondazione deve avere un’anima, ovviamente sul fatto che i cugini siano gli eredi non si discute, ma non si discute neanche sul fatto che chi ne sapeva di più di Lucio sotto il profilo artistico sono le persone che lavoravano con lui gomito a gomito come il manager Bruno Sconocchia, Michele Mondella, Marco Alemanno e il sottoscritto. Tutto il retropensiero di Lucio, si può dire che sia tra gli scaffali del mio studio‘.

Indipendentemente da questa opinione, tutti i nodi sembrano essere venuti al pettine. Non si può dire lo stesso del rapporto tra Marco e i parenti di Dalla, dinamiche sulle quali emersero diversi dettagli già diverso tempo fa: è una storia che ricorda un po’ quella di Shane e Tom, una relazione tra due ragazzi così ostacolata dalla famiglia del secondo, anche dopo la sua morte, da spingere il primo a diffondere il video ‘It could happen to you’, per far sapere al mondo intero la verità dei fatti.

Zero rapporti tra Marco Alemanno e i famigliari

Marco Alemanno e Lucio Dalla insieme

Ma veniamo a Lucio e Marco e alla già citata intervista rilasciata al quotidiano Il Corriere della Sera.

I parenti – ha esordì così a giugno Alemannofanno finta che io non esista, negano l’evidenza, da due mesi non ho più contatti diretti. Dopo che è morto Lucio, tutto lo staff è venuto da me, che ero la persona più vicina, chiedendomi se ci fosse il testamento. A me risultava che non avesse lasciato scritto niente, comunque cercate e vedete, risposi. Io non ero nelle condizioni… Come si fa in questi casi, in assenza di testamento, l’avvocato ha depositato l’eredità giacente in Tribunale, che ha chiamato un curatore. I familiari si sono risentiti‘.

L’episodio del testamento, raccontato nei minimi dettagli dal compagno di Dalla, ci ha permesso di capire molto di più sulle dinamiche instauratesi fra lui e i parenti del cantautore.

Anche a Bologna, in via D’Azeglio, dove Marco ha sempre vissuto con Lucio, la situazione non sarebbe delle migliori – questo, almeno, è ciò che raccontò; il compagno del cantautore, infatti, pur vivendo ancora nell’appartamento, confessò di sentirsi ‘prigioniero‘.

Ma sono prigioniero nella mia casa – spiegò, sicuramente amareggiato da quanto stesse accadendo -, perché io la chiamo casa mia. Ho un letto, bagno e cucina. Da sei anni sono residente-possessore, come dice la legge. Se devo andare in un altro spazio della proprietà, dove ci sono i miei oggetti o le opere d’arte che Lucio mi ha regalato, deve esserci un testimone, attento, chissà, che non rubi nulla. Mi hanno tolto le chiavi, cambiato le serrature. Ho solo la parte mia. C’è un curatore, che sta in mezzo, tra me e i cugini. Fui obbligato a fare un inventario, perfino sul mio computer. I parenti quel giorno presero a darmi del lei, mi chiamavano per cognome. Quando cominciarono a discutere su una lampada, andai su tutte le furie‘.

L’essere umano è capace di gesti davvero folli e inspiegabili: è davvero non vergognoso, ma squallido, che la morte di Dalla non abbia spinto i parenti alla ‘condivisione’. Anzi, Marco Alemanno spiegò che i familiari di Lucio avrebbero preteso persino delle spiegazioni sul conto dei suoi oggetti personali.

Chi doveva averli – chiese Alemanno in tono retorico al giornalista -, e dove mai potevano essere? La notte, quando provo a dormire, apro il cassetto con i suoi oggetti per poter sentire ancora il suo profumo. Ma di questo a loro forse non importa o comunque non credo possano neanche immaginare che cosa voglia dire davvero‘.

Un mese fa Alemanno contestò ai parenti del suo compagno la volontà trasformare la fondazione in un centro per concerti e mostre, visto che Dalla avrebbe voluto qualcosa di molto diverso. Ebbe una risposta istantanea dal cugino di Lucio, Stefano Baroncini:

L’Italia è piena di talent scout, chi ha l’orecchio di Lucio per scoprire nuovi talenti? Noi nella Fondazione metteremmo un portale digitale con tutto il possibile dentro, e i progetti un po’ folli, com’era Lucio. Lo sa che curava il design dei bagni?

La situazione non è cambiata in seguito: i parenti hanno dimostrato di essere intenzionati a portare avanti il sogno del cantautore. E sull’eredità lo stesso Baroncini, volendo insabbiare la storia tra Lucio e Marco, il cugino fece riferimento a un altro ‘figlioccio’ di Dalla, Stefano Cantaroni:

[...] Fa parte degli ultimi otto anni della vita di Lucio. Prima, però, non c’era. Ci ho fatto colazione due-tre volte, al tempo in cui conosceva Lucio solo di vista, ogni tanto lo portavo a casa in motorino. La famiglia non ce l’ha con lui, è anche un bravo attore, non vogliamo togliere niente a nessuno. Io in una riunione con gli altri familiari ho detto: quando arriverà il momento, cerchiamo di far felici tutti. Se c’è una grande eredità e la dividi per cinque o per sei, che cosa cambia? Lucio aveva due figliocci, lui e Stefano Cantaroni, un pittore che ha fatto compagnia a Lucio per vent’anni. Anche lui allora ha dei diritti. Tra l’altro, non si è saputo, ma una settimana fa una delle cinque eredi per legge, zia Luisa, è morta. Stefano c’era. Marco non l’ho visto, però non so se aveva saputo della morte‘.

Marco Alemanno perde tutto: ‘Parenti sciacalli’

Lucio Dalla cantautore italiano

In data 19 luglio, per di più, è stato messo un punto definitivo alla questione: Marco Alemanno si è trovato costretto ad abbandonare la casa nella quale ha sempre vissuto assieme a Lucio, senza ‘se’ e senza ‘ma’. A riportare in via ufficiale la notizia è stato il quotidiano Il Resto del Carlino, che ha parlato di un Marco distrutto, ma costretto a lasciare l’appartamento entro la fine di agosto:

Entro poche settimane, dunque, la famiglia entrerà in possesso di tutti beni, compresa la casa di 2.000 metri quadrati in via D’Azeglio, un autentico museo con tutti gli oggetti e le opere d’arte di Lucio. A questo punto, è diventato inevitabile, per Alemanno, trarre le dovute conclusioni. Me ne vado, ha scritto. Una decisione certamente sofferta, viste anche le precedenti dichiarazioni di Marco in cui spiegava il suo legame con l’abitazione‘.

La notizia non è piaciuta a quasi tutti gli amici stretti del cantautore. Enzo Iacchetti, per esempio, ha definito ‘sciacalli’ tutti coloro che hanno approfittato dell’assenza di testamento per entrare in possesso dell’eredità: i beni di Lucio – ha più volte ribadito Enzo – sarebbero dovuti finire nelle mani dell’unica persona che l’ha davvero amato, Marco, per l’appunto.

A distanza di pochi giorni dall’articolo del quotidiano, anche Massimo D’Alema, parlando dei matrimoni gay in Italia, ha fatto riferimento proprio a quanto accaduto ad Alemanno, per chiedere a gran voce una legislazione dignitosa di una questione che sta diventando via via sempre più necessaria:

Mi è sembrato scandaloso che il compagno di Lucio Dalla non abbia avuto diritto all’eredità – così ha esordito durante la festa del suo partito a Campalto -. Io credo bisogna fare un passo in avanti in questa direzione perché la situazione oggi è insostenibile‘.

Chissà cosa starà pensando (o facendo) Lucio in questo momento… Anche lui, come molti altri, si starà rivoltando nella tomba?

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Dom 22/07/2012 da MIK in

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Mah 5 luglio 2012 15:46

Boh, una legge che tuteli le coppie di fatto, etero o gay è assolutamente indispensabile e su questo credo che nessuno abbia dubbi. Quello che mi fa più specie è però che Dalla in tutti questi anni non abbia mai – dico mai – pensato al futuro del suo compagno. Insomma, uno può essere superstizioso quanto vuole, può non voler pensare al testamento perché significa pensare alla dipartita, però con un compagno di vita che ti sta al fianco per anni e vive praticamente la tua stessa vita e non ha una casa sua perché la sua è la tua, né soldi suoi perché lavora con te, occorre essere lungimiranti! Possibile che non abbia mai anche solo pensato per un momento che sarebbe finita così? Può essere che non gliene fregava nulla di che fine facesse questo poveraccio?Possibile che preferisse che i suoi parenti beneficiassero da soli?Questo è lo scotto che si paga a vivere nascosti, fino all’ultimo comunque. Poteva pensarci prima. Brutto da dire ma l’unico con cui se la dovrebbe prendere Alemanno è proprio Lucio Dalla. Bel ringraziamento. Non ci credo che non ci ha mai pensato che sarebbe finita così, nessuno è immortale e di possibilità economiche ne aveva per decine di parenti e fidanzati…

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Swan 8 luglio 2012 23:56

Ho 24 anni e ciò che possiedo non è molto, ma letta questa notizia, ho appena fatto testamento. La mia compagna sta dividendo la sua vita con me, quello che è mio è suo e quello che è suo è mio. Non posso immaginare che alla mia morte lei non possa avere niente di quello che abbiamo condiviso in vita.

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Sergio 12 luglio 2012 22:26

Lucio si stara’ ribaltando nella tomba…il patrimonio aspetta per legge ai suoi parenti,ma in questo caso il patrimonio aspetta al suo compagno perche’ e’ quello che avrebbe fatto Lucio da vivo…ma siccome tutti sono avidi di denaro…quindi al povero Marco non aspetta nulla…mi chiedo dormiranno sereni???

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