Matrimoni gay in Italia, continua il delirio di Imma Battaglia: ‘Prima la crisi’ [VIDEO]

Continua lenta e inesorabile la caduta del Partito Democratico (e dei suoi alleati), rispetto ai matrimoni gay in Italia; a far parlare di sé non è stata questa volta l’onorevole – si fa per dire – Rosy Bindi, né il capo (anche in questo caso, è un’esagerazione) Pierluigi Bersani, ma per l’ennesima volta un’amica dei democratici, Imma Battaglia, per via di alcune considerazioni che ha esposto senza indugi, dopo la pubblicazione di un articolo del quotidiano Il Giornale, intitolato La truffa delle unioni civili. Una gabbia senza garanzie. Il succo della risposta della Battaglia può essere condiviso, ma fino a un certo punto e, soprattutto, avrebbe potuto esserlo maggiormente, se solo quelle parole non fossero state scritte da una donna che ha appoggiato le vergognose dichiarazioni di Casini su matrimoni e adozioni omosessuali. ‘Anch’io – ha così esordito la Battaglia – credo fermamente che le unioni civili non costituiscono una questione di destra o di sinistra e penso che sul tema l’unica soluzione possibile sia un dibattito sereno fuori da ideologie e schieramenti‘.
Il delirio di Imma Battaglia sui matrimoni gay

Fin qui, nulla di sconvolgente. Ma Imma ha continuato senza sosta:
‘Da sempre sostengo inoltre che nella lettura analitica della nostra Costituzione è contenuta la chiave del futuro dei diritti: sempre all’avanguardia in Europa dopo sessantaquattro anni, la nostra Carta rappresenta la stella polare delle battaglie di civiltà e di progresso. Eppure in Italia il dibattito sembra ancora aperto e lungi dal trovare una soluzione. Molti giuristi, come Bernardini de Pace, sostengono appunto che la Costituzione, per chi è in buona fede, è chiara e non richiede di istituire registri per aggirare i problemi irrisolti. Eppure, pur partendo dallo stesso presupposto, da anni le associazioni Avvocatura per i diritti Lgbt – Rete Lenford e Certi diritti portano avanti ricorsi in diversi tribunali italiani, nell’ambito dell’iniziativa di affermazione civile, su questioni di legittimità costituzionale. Il busillis è sempre lo stesso: non è consentito a persone di orientamento omosessuale contrarre matrimonio con persone dello stesso sesso per contrasto con gli artt. 2, 3, 29 e 117, 1˚ comma della Costituzione. I giudici prendono atto in più occasioni dei nuovi bisogni, e riconoscono che nel matrimonio fra persone dello stesso sesso non si individua alcun pericolo di lesione a interessi pubblici o privati… e poi rimandano la questione al Parlamento, sul terreno politico, dove va in scena l’eterno scontro fra guelfi e ghibellini da cui pare che l’Italia non riesca ad affrancarsi‘.
Una lettura attenta e condivisibile, insomma, dei problemi che da sempre surclassano la nostra Penisola. Il nostro stupodre nasce da ciò che la Battaglia ha dichiarato dopo, sottolineando che i nostri diritti debbano passare in secondo piano, rispetto al forte periodo di crisi che l’Italia sta attraversando:
‘La verità è che siamo in piena crisi economica, con una classe dirigente incapace di dare risposte serie ai drammi a cui assistiamo giorno dopo giorno, che usa la questione omosessuale come specchietto per le allodole, dandole una falsa priorità, illudendo tutti e tutte aumentando la conflittualità sociale tra le persone che la crisi la vivono pesantemente sulla propria pelle. Oggi è evidente che Monti sta gradualmente restituendo spazio alla politica, essendosi ridotti i consensi e di conseguenza la maggioranza dal 70% al 55%. Ecco che per fermare il crollo si deve ricorrere all’elezioni anticipate con un asse di centro allargato (Pd, Udc, Pdl). In questo quadro si assiste alla bagarre politica strumentale sui diritti delle persone gay e lesbiche con i vari tatticismi: dai tentativi di Pisapia di porre il riconoscimento delle coppie gay come vessillo di una battaglia simbolica al Comune di Milano [il modernismo di Pisapia, insomma, sarebbe soltanto qualcosa di strumentale e nient'altro ndr]; alle dichiarazioni di Casini che da una parte cerca di aprire uno spiraglio alle unioni e dall’altra definisce il matrimonio gay come incivile e contro natura per rassicurare il mondo cattolico che lo sostiene; e oggi sulla Stampa Rosy Bindi rafforza definendo i matrimoni gay incostituzionali per fermare anche la via della Costituzione. Meglio confondere tutti piuttosto che affrontare la crisi dei partiti, della politica, e delle politiche economiche di questa classe dirigente. Evidentemente l’uguaglianza dei cittadini non è in discussione [non è in discussione, ma le vittime e gli episodi di omofobia - qualcuno glielo ricordi - continuano a crescere giorno dopo giorno ndr]. Il problema è un altro: in Italia è in corso un eterno, immutabile e inconciliabile scontro tra universo laico e mondo religioso, tra diritto alla libertà di scelta individuale e percorsi etici obbligati, tra modernità e tradizioni, tra libero pensiero e ideologie. E questa diatriba non investe soltanto la questione omosessuale, ma riguarda la sfera molto più ampia dei diritti umani. Non riusciamo a trovare il modo di avviare un dibattito sereno, scevro da toni polemici, se non addirittura offensivi. Soprattutto perché la crisi generalizzata che sta attraversando le nostre vite inasprisce gli animi. E la ridefinizione del nostro sistema di Welfare ci sta mettendo di fronte a scelte talmente drastiche da rischiare di cancellare il tema dei diritti civili. Dialogo e comprensione delle differenze sono il primo passo per garantire a tutti il diritto a compiere libere scelte, in una cornice giuridica rispettosa di ogni diversità. Per me il tema centrale resta questo, sempre lo stesso, dopo oltre vent’anni di attivismo: difendo il diritto alla libertà di scelta, ma – senza il diritto a una vita dignitosa, senza lavoro, senza welfare, senza prospettive future – questo diritto sarà negato a tutti e tutte. Per me questo è il diritto civile più importante, da cui scaturiscono tutti gli altri‘.
In altri termini, la Battaglia – pur essendo stata lucida nella sua dissertazione – ha detto tutto e niente: tutti sappiamo che c’è la crisi; tutti sappiamo che è la Chiesa, unita all’ipocrisia e al machismo italiano, il problema della mancata approvazione delle unioni civili; e tutti sappiamo che questa guerra continuerà all’infinito, almeno fino a quando questa classe dirigente vecchia e passatista, inconcludente e inutile, resterà al governo. Tutti sappiamo anche, però, che gli eterosessuali possono sposarsi; che in Parlamento ci sono garanzie per i conviventi – non previste, invece, per il popolo -; tutti sappiamo che, se un omosessuale dovesse morire, il suo compagno non sarebbe riconosciuto da nessuno, se non dai famigliari (quando questi ultimi sono degni di portare il nome che portano). La crisi c’è, ma è anche sociale, e, se Parlamento e Governo non sono in grado di risolvere i problemi economici, per lo meno forniscano soluzioni a questioni eticamente rilevanti come questa.
Ma delle parole di Imma non c’è da stupirsi. Ferdinando Casini – conosciuto non poco per le sue posizioni ultracattoliche, decisamente conservatrici e assolutamente omofobe, seppur nascoste da un velo (piuttosto spesso) di bontà e apertura – ha giudicato la proposta di tali unioni come qualcosa di incivile. Come ha risposto il presidente DiGay Project? In modo assurdo: la Battaglia ha parlato di prese di posizione giuste e, come se non bastasse, ha anche sottolineato che di tale atteggiamento – pur condannando i termini utilizzati – ha apprezzato moltissimo l’apertura. Qualcuno chiami Tullio De Mauro e le faccia spiegare che la parola ‘apertura’ vuol dire tutt’altro: le posizioni di Obama sui matrimoni LGBT sono aperte; quelle di Di Pietro, anche. Non quelle del leader dell’UdC.
‘Accolgo l’apertura di Casini – ha così esordito Imma su Facebook – nonostante la terminologia poco rispettosa. L’Italia deve superare con il pragmatismo le barriere ideologiche che la fanno restare in stallo sulle questioni piú importanti. In particolare, sui diritti civili non possono valere le imposizioni, ma le convergenze e le larghe intese, affinché i diritti entrino a pieno titolo nell’agenda politica. Per questo rispetto chi, rappresentando i capisaldi cattolici delle nostre tradizioni, ha il coraggio di essere responsabile e di parlare di diritti civili in maniera dignitosa‘.
Evidentemente, la Battaglia ha dimenticato anche il vero significato della parola ‘dignitoso’. Il motivo è presto spiegato; leggete le parole di Casini:
‘Stabilire garanzie giuridiche per una coppia di conviventi anche dello stesso sesso è un fatto di civiltà ma i matrimoni tra gay sono una idea profondamente incivile, una violenza della natura e sulla natura‘.
C’è molta ‘dignità’ in queste parole, moltissima…
Per la Bindi i matrimoni gay sono una concessione esagerata
Nessuno dei politici più in vista, tra l’altro, ha avuto il coraggio di contrastare in maniera forte e decisa l’ultimo discorso di Rosy Bindi, che, intervistata da Federico Geremicca durante la festa democratica di Roma, ha attaccato i ‘gay massimalisti’ in modo a dir poco raccapricciante:
‘Avete intenzione di continuare così? Questi atteggiamenti non aiutano, non fanno fare un passo avanti alle minoranze del paese, che con il Pd hanno la possibilità di veder riconosciuti i loro diritti […] Se tu ti presenti con il matrimonio gay, con questa Costituzione non passa in questo Paese. Ti tieni la situazione in cui sei adesso […] I vescovi che non volevano i DICO, dicevano che era un matrimonio. Voi non volete le unioni civili e dite che sono un Dico. I vescovi rimpiangono i Dico e voi rimpiangerete le unioni civili se andate avanti con queste posizioni massimaliste‘.
Secondo l’esponente di un partito ‘progressista’, insomma, i diritti degli omosessuali, che sono cittadini (e uomini) come tutti gli altri, rappresenterebbero una gentile concessione della politica; non qualcosa di dovuto.
Pierluigi Bersani chiede pazienza agli omosessuali

E pensare che il presidente del Pd ha voluto far sapere a tutti di essere davvero un esponente del riformismo. La risposta di Pierluigi Bersani alle polemiche scatenate dal suo partito non poteva che arrivare dalle pagine di un quotidiano, lo storico Corriere della Sera: cavalcare il successo di internet e dei nuovissimi media, quale potrebbe essere un blog, per esempio, non si addice al leader dell’opposizione; nel corso dell’intervista, ha avuto il coraggio di dichiararsi ‘progressista’ e, soprattutto, di affermare che è stato lui, finora, a organizzare il terreno di coloro che sono sempre stati dalla parte delle riforme (per fortuna, non ha fatto il nome della Bindi).
Evidentemente, ha una visione distorta della realtà. Ma veniamo al dunque: sui matrimoni gay il Pd si è letteralmente spaccato in due nei giorni scorsi, a tal punto da perdere non pochi consensi, regalando a Beppe Grillo una grande opportunità di sciacallaggio; il giorno stesso, infatti, il leader del Movimento Cinque Stelle ha scritto sul suo blog, non senza improvvisare un divertente raccontino sulla cattolicissima del partito di Sinistra (?), che tutti – eterosessuali e omosessuali – devono poter beneficiare degli stessi diritti (un intervento che sarebbe stato molto interessante, se solo non fosse stato la palese dimostrazione di opportunismo politico).
Bersani ha cercato di spiegare perché il suo partito è così litigioso e, soprattutto, cosa intende fare rispetto a una questione etica e civile – quindi strettamente connessa all’operato di uno Stato che sia degno di portare questo nome – così seria:
‘Siamo l’unico partito – ha spiegato al quotidiano – che discute sul serio. Non sempre i modi di discutere mi piacciono. Ho visto forzature e personalismi. La chiudo lì: noi proponiamo le unioni gay, nei dintorni della soluzione tedesca. A chi dice che è troppo, rispondo che non possiamo restare fermi alla legislazione di Cipro e Turchia. A chi dice che è poco, rispondo che chi vuol saltare tre scalini alla volta rischia di rimanere al palo. Ricordo che viviamo in un Paese dove non è stato ancora possibile approvare una legge contro l’omofobia‘.
Bersani, insomma, ha chiesto pazienza a tutti gli omosessuali, dimenticando che questa situazione di grande discriminazione è iniziata con la nascita della Repubblica, se non prima, e non accenna a terminare; il governo Monti è alle prese con la crisi e le elezioni amministrative porteranno via molto altro tempo. Arriverà mai una legge seria e concreta, che non porti il nome di ‘DICO‘ et similia possibilmente, per i cittadini gay?
Qui di seguito troverete un resoconto degli avvenimenti che hanno avuto come protagonisti i principali partiti del paese, rispetto ai matrimoni gay.
Matrimoni gay: Pd diviso, Rosy Bindi blocca il voto

Il Partito Democratico continua a far parlare di sé, almeno rispetto ai matrimoni gay, in modo decisamente negativo, purtroppo: non c’è un indirizzo unitario e il coro di voci che dovrebbe animare ogni discussione è, più di ogni altra cosa, trambusto, baccano; niente di utile, insomma, né a fini elettorali né a fini politici: di questo passo, Pierluigi Bersani e la signora Bindi – che continua a dare ‘il meglio di sé’, in quanto a tolleranza – riusciranno nella titanica impresa di perdere anche questa volta, con un Popolo della Libertà ormai in ginocchio e una Lega Nord che, per fortuna, ha fatto il suo tempo. Questi paroloni dipendono da ciò che è successo negli ultimi giorni: dovendo esprimere chiaramente le loro posizioni sul matrimonio omosessuale, il partito si è spaccato, proponendo testi completamente diversi; il primo, passato con trentotto voti contrari, richiama la vecchia, preistorica e vergognosa formula dei DICO; il secondo, favorevole ai matrimoni gay, e proposto dall’onorevole Paola Concia – che in Parlamento sta cercando di fare quanto più può per i diritti della sua compagna Ricarda -, non è stato neanche messo ai voti: il presidente del partito, la già citata Bindi, vi si è opposta per una ragione a dir poco assurda e insignificante.
Il motivo è stato spiegato proprio da lei al quotidiano Il Corriere della Sera:
‘Non si poteva votare quel documento dal momento che con il primo, già votato, avevamo escluso le nozze tra gay perché la Costituzione non le prevede‘.
Ma veniamo al dunque, riportando quanto scritto dal contestato Il Fatto Quotidiano:
‘Il matrimonio gay rischia di dividere il Pd che litiga anche sulla questione primarie. All’assemblea nazionale dei Democratici […] si è deciso di non votare un ordine del giorno sulle unioni omosessuali. La spiegazione ufficiale è tecnica: l’ordine del giorno sarebbe precluso dal momento che è già stato votato in precedenza un documento sui diritti degli individui. Votazione però questa molto contestata. [...] A sorpresa, prima del voto, è salito sul palco Enrico Fusco, delegato della Puglia, e non ha risparmiato critiche [al documento presentato in precedenza ndr]: È un documento arcaico, irrispettoso, offensivo per la dignità delle persone. Non è un passo in avanti ma un passo indietro enorme. Anche Fini è più avanti di noi. A difendere il documento è stato Ettore Martinelli, componente della segreteria: Nel testo c’è scritto che le coppie gay hanno pari dignità delle coppie eterosessuali. È un tecnicismo, noi dobbiamo fare politica – ha gridato Giulia Morini, delegata Pd di Modena – ma di cosa avete paura? Bersani, mettiamoci la faccia’.
Una volta approvato il documento precedente, insomma, è stato impossibile per Rosy Bindi far procedere alla votazione di un testo in aperto contrasto con il suo contenuto; comportamento che ha mandato su tutte le furie non soltanto gli esponenti più riformisti del Partito, ma anche – e soprattutto – la stessa Paola Concia:
‘Siccome il documento sui diritti che è stato approvato dalla maggioranza non parla di matrimoni gay – ha spiegato l’onorevole al quotidiano L’Unità – io ho presentato un ordine del giorno su questo punto. Questo ordine del giorno firmato da 40 membri non è stato messo ai voti per scelta della presidenza di assemblea. Io non ho minacciato di stracciare la tessera, ma Benedino, Fusco e Mancuso hanno riconsegnato le tessere al segretario. È stato surreale che non si sia voluto far votare, molte persone hanno detto che avrebbero votato contro, ma l’errore è non permettere il voto. Io avrei accettato qualsiasi voto dell’assemblea‘.
Il Pd, insomma, tra poco diverrà il partito delle fughe (e non ingiustamente); situazione – questa – che preoccupa non poco Bersani:
‘Attenzione – ha così esordito in assemblea -, noi siamo il primo partito del Paese, dobbiamo dire con precisione all’Italia che cosa vogliamo, il Paese non è fatto delle beghe nostre. Non entro sulla questione di merito. Ma nel momento in cui per la prima volta il Partito Democratico prende l’impegno a una regolamentazione giuridica delle unioni, vedo gente che dice vado via. Ma non l’ho sentito dire quanto così non era. Il sistema dei diritti evolve e non può essere affrontato se non si tiene conto dei passi fatti. Attenzione, il sistema dei diritti è un meccanismo in evoluzione che può anche essere interrotto se non si tiene conto dei fatti‘.
Come al solito, tante parole, pochissimi fatti e poca comprensione. Vogliamo una risposta chiara, anche negativa, a un quesito ormai imprescindibile: ‘Matrimoni gay sì, matrimoni gay no?‘.
Nichi Vendola e Antonio Di Pietro hanno risposto positivamente. In attesa di scoprire il resto degli schieramenti, ripercorriamo quanto accaduto negli ultimi mesi tra le fila del Partito Democratico, rispetto alle unioni di fatto.
Alfano attacca i matrimoni gay, Bersani non risponde

Dimenticando di aver appoggiato già un governo, la brutta copia (?) di Berlusconi, Alfano, ha iniziato una campagna elettorale che, considerati gli applausi degli elettori del Popolo della Libertà, definire ‘orribile’ è farle un complimento: incapace di contrastare la serietà del governo Monti e di riportare in alto la reputazione di un partito che, ormai, può dirsi spacciato (lo speriamo, almeno), il nuovo segretario ha attaccato la comunità omosessuale, in particolare i matrimoni gay e le coppie di fatto, come se servisse ancora buttare fango su uomini e donne dall’orientamento diverso per ottenere consensi dalle masse. Oltre a una non tanto velata omofobia, insomma, Alfano ha dimostrato una chiusura mentale imbarazzante. Tutto questo risale al marzo 2012; ricordarlo, però, ci permette di fare un punto sulla situazione politica italiana rispetto ai matrimoni omosessuali.
Ma veniamo alle dichiarazioni, che potrete anche ascoltare nel video che vi abbiamo proposto: ‘Farebbero come otto anni di Zapaterismo in Spagna – così continua il suo discorso pre-elezioni, facendo riferimento agli avversari della Sinistra – che non sapendo come affrontare la crisi economica ha cominciato a fare i matrimoni tra gli uomini e le coppie di fatto buttando fumo neglio occhi della società‘.
La risposta a una tale accusa – o meglio, una risposta decente – non poteva venire dal Partito Democratico di Pierluigi Bersani, la cui presenza nel mondo della politica sta diventando sempre più imbarazzante, anche a fronte del continuo precipitare nel baratro del Popolo della libertà e della Lega Nord.
Dall’opposizione ci si sarebbe aspettati un comportamento diverso da quello dei membri del PD – un’apertura mentale e concreta, come quella dei sindaci di Milano e Napoli, Giuliano Pisapia e Luigi De Magistris -, ma così non è stato. Purtroppo.
Bersani, infatti, si è semplicemente limitato a contestare i toni da campagna elettorale: ‘Sentendo i toni di Alfano chiedo se siamo già in campagna elettorale. Nel caso ci tenga informati, vorremmo partecipare‘. Tutto, insomma, è stato trattato in termini di pura e sterile ‘campagna elettorale’.
Rosy Bindi democratica? ‘Matrimoni gay incostituzionali’

Ma è la netta e vergognosa presa di posizione da parte di Rosy Bindi, esponente ultracattolico del Partito Democratico, che lascia perplessi, considerate anche le dichiarazioni, decisamente in ritardo, di questi caldi giorni di giugno: la politica si è mossa con la solita fastidiosa ambiguità; le sue dichiarazioni, infatti, non hanno ‘chiuso le porte’ al mondo gay, ma non hanno rappresentato neanche un forte distacco dall’atteggiamento del nuovo segretario del Pdl.
‘La famiglia fondata sul matrimonio ha la priorità, lo dice la Costituzione – così ha esordito durante una intervista di SkyTg24, proseguendo con frasi che definire ‘agghiaccianti’ è dire poco, soprattutto se considerate che provengono dalla bocca di una rappresentante della Sinistra, in un paese che qualcuno osa chiamare ancora ‘laico’ -. Ma il Pd non ignorerà i diritti di tutti. Il matrimonio però è solo eterosessuale, è un punto molto fermo‘.
Per fortuna, Nichi Vendola è intervenuto ferocemente sulla questione, mettendo in evidenza proprio l’arretratezza mentale di cui Alfano si è fatto difensore, collocandosi nel solco delle dichiarazioni becere e vergognose dell’onnipresente Silvio Berlusconi: ‘Ricordo sommessamente al segretario del Pdl – ha così esordito Vendola – che le coppie di fatto sono un pezzo della realtà del nostro Paese, ed è paradossale l’idea che si possa usare ancora lo spauracchio dei matrimoni gay nel nome della difesa della famiglia tradizionale proprio da quella destra che ha massacrato le famiglie italiane di ogni tipo, che ha prodotto il più esteso fenomeno di impoverimento delle famiglie italiane‘.
La polemica di marzo, purtroppo, continua ancora oggi sulle pagine del noto quotidiano Avvenire. Non contenta delle sue dichiarazioni, e in tutta risposta a quanto predicato da Vendola e Di Pietro, ma non solo (anche dall’Europa), la signora Bindi ha continuato per la sua strada, senza ‘mollare la presa’:
‘Ci atterremo ai contenuti della Costituzione – così è stata sintetizzata la sua presa di posizione sulla carta – e a una consolidata giurisprudenza che non prevede il matrimonio per le coppie omosessuali. Sulla scia del lavoro fatto escludo che il programma del Pd conterrà questa proposta, come pure escludo che possa prevedere l’adozione per le coppie gay, alla quale sono personalmente contraria anche sotto un profilo scientifico. L’indirizzo del documento è un altro… Avvertiamo il dovere di regolare unioni di fatto che sono sotto gli occhi di tutti, e di individuare, senza confusioni con la famiglia fondata sul matrimonio, i diritti e i doveri personali che ne derivano. Un partito che ha ambizioni di governo, che guarda il mondo e ne accompagna i cambiamenti, non deve lasciare nessuna situazione nella clandestinità‘.
A fronte di quanto accaduto, sono più ridicoli i toni usati da Alfano e del suo ‘popolo’, la cui produttività in parlamento è pari alla nostra in una discoteca eterosessuale, o gli applausi degli elettori di centro-destra? La vera radice di questo male che dura da quindici anni, insomma, qual è? E, soprattutto, esiste davvero una differenza tra questa Sinistra e quella Destra?
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Mar 24/07/2012 da MIK





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In portogallo non avevano nulla e sono passati direttamente all’estensione del matrimonio.
Lì i tre gradini per volta li hanno saltati eccome.
Quella di persani è solo la classica vigliaccheria del PD che non riesce mai a prendere decisioni radicali e corre al compromesso.
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