Omosessualità latente maschile: come riconoscerla

Omosessualità latente maschile: come riconoscerla

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Per omosessualità latente si intende sicuramente una forma di disturbo ossessivo-compulsivo. A darcene la conferma è l’AIDOC, l’Associazione Italiana Disturbi Ossessivo-Compulsivi, quando, per spiegare, in un articolo molto interessante, il concetto di ossessione, tira in ballo l’orientamento sessuale: [...] è il caso della persona che ha improvvisamente una fantasia sessuale alla vista di una persona dello stesso sesso, magari accompagnata da una effettiva eccitazione, e che interpreta il fatto che tale immagine si presenti nella sua mente come una possibile omosessualità latente. Il disturbo ossessivo puro è quindi caratterizzato dalla preoccupazione costante riguardo all’avverarsi di certi eventi alquanto improbabili, ma intollerabili per il soggetto, spesso seguita da un dialogo interno volto alla rassicurazione. In pratica la persona con timore di poter essere omosessuale, alla vista di una persona dello stesso sesso, [...] inizia [...] a parlare con sé stessa per dimostrarsi che ciò non può essere vero.

Partendo da questo presupposto, capite bene che riconoscere un omosessuale ‘latente’, o meglio ancora ‘represso‘, è davvero difficile, soprattutto se considerate che la maggior parte è sposata, fidanzata; cerca in ogni modo, insomma, di ‘confondere’ tutti. Il represso, ovviamente, non va confuso con il gay dagli atteggiamenti maschili; non tutti gli omosessuali, infatti, sono effeminati.

Per riconoscere l’omosessualità latente si può fare ricorso ai soliti cliché, inutile negarlo. Qualcuno potrebbe criticarci per questo, ma ci sarà pure un motivo se si son affermati certi luoghi comuni piuttosto che altri. Tempo fa, per esempio, girava nel web una e-mail in cui si citavano sedici punti che permettevano il riconoscimento del represso e altrettanti per il riconoscimento dell’eterosessuale. Tra questi c’era, per dirne uno, l’ottavo: Non inoltrare mail dell’amicizia, formule dell’amore e tutte quelle mi*****te a base di foto di bambini, fiori, angioletti e cani. Questa roba ti viene recapitata da donne o da qualche altro fr****ne che, non bastasse, ti minaccia pure se non inoltri!

Ognuno di noi, comunque, sviluppa una sorta di ‘sesto senso’, che permette di individuare il maschio represso, attraverso segnali ben precisi: c’è chi crede che esca soltanto con donne; chi, invece, pensa che voglia uscire solo e soltanto con uomini, proprio per non dare nell’occhio; tutti noi, insomma, facciamo considerazioni diverse.

Voi, per esempio, quali elementi non vi lasciate mai sfuggire?

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Gio 01/12/2011 da

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Oby Wan 11 agosto 2013 02:08

Ciao, sicuramente ignorerete il mio commento, ma fareste meglio a rileggere l’articolo sul DOC e a capirne i contenuti fino in fondo… fidatevi state passando per ridicoli… il doc NON è omosessualità latente: io ce l’ho ed ho provato ad andarci con gli uomini ma non mi si rizza per niente, e l’odore del maschio mi da fastidio… se l’omosessualità è questa (come voi fate capire con quest’articolo) allora è veramente una malattia… ma non credo che volevate dire questo… se poi volete passare per pagliacci lasciate pure l’articolo com’è…. era un mio suggerimento… ciao

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M.L. Barone 4 ottobre 2013 00:56

Questo articolo è un’opera di disinformazione scientifica a dir poco agghiacciante non priva di possibili risvolti negativi per chi è affetto da questa problematica, problematica che non centra nulla con l’omosessualità latente, o come voi dite repressa.
Cito dal vostro articolo:

“è il caso della persona che ha improvvisamente una fantasia sessuale alla vista di una persona dello stesso sesso, magari accompagnata da una effettiva eccitazione, e che interpreta il fatto che tale immagine si presenti nella sua mente come una possibile omosessualità latente. Il disturbo ossessivo puro è quindi caratterizzato dalla preoccupazione costante riguardo all’avverarsi di certi eventi alquanto improbabili, ma intollerabili per il soggetto, spesso seguita da un dialogo interno volto alla rassicurazione. In pratica la persona con timore di poter essere omosessuale, alla vista di una persona dello stesso sesso, [...] inizia [...] a parlare con sé stessa per dimostrarsi che ciò non può essere vero.”

Ciò di cui voi parlate è il DOC omosessuale, tutt’altra cosa nonché problematica rispetto alla tematica da voi trattata. Il soggetto affetto da questo disturbo non è detto che sia omosessuale, anzi non lo è praticamente quasi mai. Sarà comunque il rapporto terapeutico a distinguere i vari livelli anche se tra un omosessuale latente e un paziente affetto da DOC omosessuale persistono differenze.
Questo articolo non fa che creare ulteriori confusioni in soggetti che sono affetti da questo particolare disturbo che come ogni disturbo ossessivo-compulsivo non fa che alimentare una spirale di domande, risposte, rimessa in discussioni delle risposte, controlli, ecc.

Credo che sia giusto fare informazione e non contro-informazione. Questo articolo è a dir poco fuorviante.
Spero sinceramente che chi abbia scritto questo articolo non sia un collega né uno psichiatra poiché ciò non farebbe che rimettere in discussione la presunta neutralità del terapeuta in una relazione terapeutica.

Inoltre sempre dal vostro testo:
“Per riconoscere l’omosessualità latente si può fare ricorso ai soliti cliché, inutile negarlo. Qualcuno potrebbe criticarci per questo, ma ci sarà pure un motivo se si son affermati certi luoghi comuni piuttosto che altri.”
Ma una minoranza attiva come la vostra può sinceramente scrivere un periodo di siffatta natura.
Io sono basito. Naturalmente la mia critica si rivolge all’autore o agli autori di tale articolo e non alla comunità insieme perché per fortuna “se si son affermati certi luoghi comuni piuttosto che altri” forse è meglio indagarli, decostruirli e sopratutto riconoscerli per cosa sono: stereotipi.
Cordialmente.

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Cicciofox 19 luglio 2014 09:16

all’avverarsi di certi eventi alquanto improbabili….articolo molto interessante… leggilo prima di rire calzate e’ altamente omofOBO

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