Per Raiuno gli omosessuali sono destinati all’infelicità
Il sabato pomeriggio televisivo di solito è un festival della noia a reti unificate, ma curiosamente il soporifero talk Le amiche del sabato che spesso e volentieri affronta tematiche abbastanza frivole, questa volta ha voluto stupire i tuoi telespettatori dedicandosi al problema dei figli che rivelano ai propri genitori di essere omosessuali.
Variopinto il cast degli opinionisti, dalla rediviva Miriana Trevisan a Catherine Spaak, il deejay gay dichiarato Lou Bellucci e due personaggi che in televisione non si vedono da tantissimo tempo: gli “onorevoli” Alessandra Mussolini e Vittorio Sgarbi. E’ chiaro che era una battuta ironica, molte casalinghe con questi due ci sono cresciute.
La discussione si apre con la più classica delle domande rivolte alla gente, “Cosa faresti se tuo figlio fosse gay?”: come d’incanto, quasi tutti gli intervistati per strada hanno dichiarato che non avrebbero alcun problema se il loro figliolo facesse coming out (un’anziana signora ha risposto :“E che lo dobbiamo ammazzare?” e mi è sembrata l’unica sincera).
Ma la sorpresa maggiore mi è arrivata dalla Mussolini, che oggi pomeriggio si è mostrata sorprendentemente gay friendly: toltasi la maschera della razzista, l’onorevole ha detto che l’amore per un figlio è incondizionato – e vai con la retorica dei buoni sentimenti! – e che sarebbe addirittura favorevole al matrimonio gay. Ha annunciato che il governo aveva in programma i Didorè, ma qualcuno le vada spiegare che non si tratta della stessa cosa. Ammirevole però quando ha dichiarato che i genitori che vogliono far guarire i propri figli dovrebbero essere i primi a farsi curare.
Per Vittorio Sgarbi l’idea di amore è legato alla famiglia tradizionale, ma ha aggiunto prontamente che lui è il primo a non rispettare questo suo pensiero, come a dire sono il primo incoerente, ma almeno lo ammetto. Ha però ammesso che l’omosessualità è normale, basti pensare a Michelangelo e Marcel Proust.
Fin qui nulla di particolare, ma è agghiacciante il contributo in cui veniva mostrata una famiglia devastata dal coming out del figlio: il ragazzo ha cominciato a frequentare i locali gay e a giudizio dei suoi, ha il vizio del sesso. Non sappiamo se sia vero o meno, ma la chiusa è stata agghiacciante: il figlio omosessuale è condannato all‘infelicità.
Seguono altre chiacchiere in studio e quel concetto risuona in modo inquietante sulla bocca di uno degli ospiti: ma siamo veramente sicuri che valga l’equazione “gay uguale infelicità“?
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Sab 17/04/2010 da marcello 89 in Raiuno













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